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Corso di teatro di Playback a Bologna: laboratorio gratuito

Teatro di Playback a Bologna, lunedì 6 febbraio ore 19.00 laboratorio di presentazione con ingresso libero.
L'appuntamento è dedicato a tutti coloro che vogliono avvicinarsi e capire le potenzialità espressive di questo genere di teatro.

teatro-6-febbraio
Che cos'è il teatro di Playback?
E' una tecnica di improvvisazione teatrale che attraverso le storie raccontate dal pubblico, mette in scena il vissuto quotidiano e ne valorizza la storia, riproponendo così tematiche attuali, vicine alle persone. 
Gli attori in scena, guidati da un Conduttore, danno forma alla storia, rendendola una vera e propria piecé teatrale.
La rielaborazione artistica delle storie è una tecnica che permette di condividere con il pubblico le emozioni che ci accomunano. Non importa che vengano raccontate storie straordinarie.
La cosa più importante è cogliere la spontaneità del racconto e metterla al servizio della comunità che in quel momento ascolta, condivide e crea un rituale.
Un rituale di gruppo, che ricalca la tradizione orale di tanto tempo fa, quando il ritrovarsi per raccontarsi, ricordare insieme dei momenti vissuti, rappresentava un collante speciale per le comunità. 

Il fine è artistico e insieme sociale perché gli attori, insieme al pubblico,creano uno spazio in cui valorizzare l’unicità di ogni persona. La condivisione attraverso il racconto crea connessioni tra le persone rafforzando lo spirito comunitario.
Si attiva un processo di ascolto che predispone le persone ad una comprensione più profonda delle problematiche, le vicissitudini e il sentire degli altri.
E' per questo che il PLAYBACK trova spazio nei teatri, come in qualsiasi altro luogo in cui ci sia la possibilità di riunirsi.
Scuole, uffici, condomini, aziende, associazioni, chiunque abbia voglia di creare un momento di condivisione autentico in un gruppo,può sfruttare la tecnica del Playback. 

Avvicinarsi al Playback Theatre significa immergersi nella intensa atmosfera che il processo di questa particolare forma di improvvisazione teatrale riesce ad attivare sulle storie personali.

In uno spirito divertente e di condivisione ogni partecipante avrà l’opportunità di raccontare emettere in scena storie sperimentando la sfida di ascoltare, lasciando emergere l'emozione e l'ispirazione partecipando direttamente al processo creativo.

DESTINATARI del corso 

Il corso è particolarmente indicato per attori (ed aspiranti tali) che desiderano lavorare in ambito socio educativo, psicologi, artisti, assistenti sociali, educatori, animatori, operatori socio- sanitari, insegnanti, formatori e pertutti coloro che desiderano approcciarsi ad un efficace strumento professionale e che sopratutto desiderano mettersi in gioco.


APPUNTAMENTI

LABORATORIO DI PRESENTAZIONE - BOLOGNA

LUNEDÌ 6 FEBBRAIO DALLE 19,00 ALLE 20,30

(VICINO STAZIONE CENTRALE)

CON MARA SILVESTRI

CONDUTTRICE DI PLAYBACK THEATRE

INGRESSO GRATUITO, è richiesta prenotazione entro sabato 4 febbraio per gestire al meglio il gruppo.

PER INFO E PRENOTAZIONI

info@meta-morfosi | 3332195688 (Mara)

 

Corso di teatro di Playback a Bologna: valorizzare le storie comuni per raccontare la vita

Corso di teatro di Playback a Bologna: valorizzare le storie comuni per raccontare la vita
A Bologna due giorni ad ottobre e due a novembre per scoprire un'insolita forma artistica: il Teatro di Playback.
La formula workshop nel fine settimana è ideale per chi vuole avvicinarsi e sperimentarsi come attore in un'arte che coniuga linguaggio artistico e sensibilità sociale.
I due appuntamenti, inoltre, sono propedeutici per l'eventuale frequenza del Corso di Teatro di Sviluppo di Comunità.

Bologna – Ognuno di noi ha una storia, un ricordo, un frammento di vita che provoca ancora quell'emozione che ti ha segnato, ti ha fatto sentire vivo. Ha dato un senso profondo al tuo modo di percepire una situazione, una persona o un luogo.
E se ognuna di queste piccole storie potesse essere oggetto di una perfomance teatrale?
E' proprio quello che accade nel cosiddetto teatro di Playback, una forma di condivisione del vissuto che attraverso la rappresentazione scenica, riesce ad andare oltre il racconto in sé e far emergere il significato profondo dell'esperienza umana, il cui sentire ci accomuna tutti.
Per chi volesse cimentarsi e scoprire il metodo del teatro di Playback a Bologna, può segnare in agenda due appuntamenti:
Fine settimana del 29 e 30 ottobre e fine settimana del 19 e 20 novembre
in via Ranzani 7/c a 10 minuti dalla stazione dei treni di Bologna.

Un percorso interessante per esplorare una nuova forma espressiva che risponde al bisogno umano di narrare e di ascoltare storie.
Il fine è artistico, ma la ricaduta è sociale perché queste performance sono create per facilitare una più profonda comprensione delle interpretazioni individuali o di un gruppo rispetto ad un problema o tema condiviso (diversità, sessualità, tossicodipendenza, genitorialità, convivenza ecc.).

Nella performance, gli attori mettono in scena la storia sfruttando le tecniche dell'improvvisazione teatrale e la potenza narrativa del teatro.
Il teatro di Playback nasce alla fine degli anni 70 ed è la sintesi di tecniche psicodrammatiche, teatrali ed espressive (mimo, musica, scena).
Attinge alla dimensione intima dei rituali di cui è ricca la tradizione orale di molte culture. Il momento di raccolta per ascoltare le storie di ognuno, era centrale per le comunità. Erano momenti magici perché consolidavano legami, accoglienza e appartenenza.
Il fondatore Jonathan Fox ha sperimentato il Playback Theatre in situazioni comunitarie perché il suo desiderio era coinvolgere la comunità, portandone in scena,
rendendone visibili, le storie, le aspirazioni, i problemi.
Oggi la Compagnia Open Playback di Bologna ricalca il modello per portare nei teatri, nelle scuole, nei condomini, perfino nelle aziende, un modo diverso di raccontarsi e avvicinarsi al sentire di ognuno.
Il racconto e la rappresentazione spontanea dell'esperienza personale, con il metodo del Playback, crea connessioni fra le persone onorando la dignità, il dramma e l'universalità delle loro storie.

WORKSHOP DI AVVICINAMENTO IL TEATRO CHE SVILUPPA LA COMUNITA' con fondamenti di "PLAYBACK THEATRE" e "METODI ATTIVI"
Sabato 1 ottobre dalle 15 alle 17 o Lunedì 3 ottobre dalle 19 alle 20,30 via Ranzani 7/c Bologna.

Corso di Teatro di Sviluppo di Comunità
PRIMO INCONTRO ANNO FORMATIVO 2016 - 2017
FINE SETTIMANA DEL 29 e 30 OTTOBRE propedeutico all'iscrizione al percorso annuale e biennale

Perchè il corpo è al centro nella relazione di aiuto?

LA BIOSISTEMICA - IL MODELLO SCIENTIFICO - ILCORPO AL CENTRO -

Il modello teorico Biosistemico può essere compreso attraverso le sue due componenti: biologica e sistemica e si basa sull'idea che ci siano processi fisiologici inconsapevoli che sono alla base delle nostre difficoltà emotive e che questi processi fisiologici debbano essere trasformati.

Ci riferiamo alle dinamiche del sistema limbico, considerato il "cervello emozionale" da Paul McLean, ed a tutti i processi cerebrali al di sotto di questo livello subcorticale, che partecipano alla nostra vita esperienziale e comportamentale, ma il cui funzionamento non è direttamente collegato alle aree della coscienza.

La psicoterapia Biosistemica parte perciò dalla "radice organica" che, come mostra ampiamente Gerald Edelman, influenza i processi corporei inconsapevoli che si trovano al di fuori del regno della coscienza. Specifiche tecniche, che coinvolgono anche un differente uso del linguaggio, mobilitano e trasformano tali processi fisiologici inconsapevoli, congiuntamente a quelli accessibili alla coscienza, con il preciso obbiettivo di riconnettere i livelli organici profondi con il territorio della parola e dei significati.

Le radici biologiche dei nostri processi emotivi, vengono comprese secondo i concetti di numerosi ricercatori, tra cui due sono cruciali per la sostanza del modello:
Henri Laborit dimostra che un'inibizione prolungata dell'azione crea una serie di squilibri psicofisiologici che possono condurre gradualmente la persona verso uno stato di disagio e patologia psichica e/o fisica. Quando lo squilibrio diventa cronico abbiamo infatti la soppressione dell'adrenalina ed un anormale innalzamento dei corticosteroidi e della noradrenalina (tutti "ormoni dello stress”), e questo giustifica i metodi di "attivazione" della Terapia Biosistemica. Analogamente, dal punto di vista psicologico e comportamentale, assistiamo all’instaurarsi di un quadro clinico dove ansia e depressione rappresentano le derive psichiche del soggetto.
La ricerca di Ernst Gellhorn ha dimostrato che le componenti simpatiche e parasimpatiche del sistema nervoso autonomo (SNA) devono lavorare in alternanza al fine di mantenere in salute l'organismo. Quando condizioni di stimolo creano disturbo nel SNA in modo tale che quest'alternanza si perda e venga sostituita dalla scarica "simultanea" di entrambi i sistemi, si osserva mancanza di coordinazione a livello psicologico e disagio emozionale.

Nell'emozione si riflette lo squilibrio funzionale descritto da Gellhorn, dato che la persona non riesce più a riconoscere, esprimere e soprattuto regolare i propri stati emotivi con la conseguente sensazione di agitazione, angoscia, congelamento, dolore somatico, ecc.
L’emozione è infatti il sistema risultante dall’interdipendenza degli elementi che lo costituiscono, ovvero pensieri, azioni e sensazioni: ogni disturbo emotivo, quindi, è segno di disconnessione tra questi tre livelli, e possiamo perciò affermare che ogni patologia ha alla base un nodo emozionale.

Anche la teoria Sistemica fornisce numerosi contributi alla Psicoterapia Biosistemica. Essa aiuta ad integrare processi fisiologici complessi a livelli diversi di specificità molecolare, tissutale, organico, ed a scoprire le loro interconnessioni con campi differenti nelle funzioni mentali: logico-verbale, immaginativo-visivo, ecc. Permette di connettere tra loro processi di natura diversa in unità complesse di ordine superiore.

Un contributo della teoria Sistemica è la nozione che i processi fisici e fisiologici sono dovuti alla interazione dei sottosistemi semi-autonomi. Ciò significa, a livello psicologico, che le sensazioni corporee, le emozioni, le funzioni cognitive, le funzioni percettive, l'immaginazione visiva, le espressioni non verbali, e così via, sono tutti sistemi funzionali che devono svilupparsi, ognuno a proprio modo.
Il disagio, la sofferenza o la patologia vera e propria sono frutto della mancanza di regolazione dei sottosistemi: compito del terapeuta è quindi quello di ricostruire le connessioni tra i sottosistemi, coinvolgendoli e utilizzandoli.

Non sarà quindi un'intuizione o una particolare rivelazione emotiva che potrà sbloccare uno stato patologico, ma tutti i sottosistemi dovranno essere portati ad un'interazione funzionale affinchè ci sia un completo sviluppo mente-corpo della persona. Il processo terapeutico viene portato avanti in modo tale da favorire l'emergenza di molteplici sistemi psicofisiologici della persona.
Da queste considerazioni derivano le tecniche specifiche di intervento che si caratterizzano per livelli crescenti di complessità e che si applicano in maniera "aperta", senza cioè che effetti o conclusioni siano presupposti. Per l'approccio sistemico tutto ciò che libera la conoscenza e sblocca l'immaginazione è il benvenuto: esso si immagina aperto, come i sistemi che studia.

Compito del terapeuta è allora quello di aiutare il paziente a "riparare" le proprie lacerazioni; il lavoro assomiglia all’attività di un sarto, ad un’opera costante di ricucitura, basata su una delicata attenzione affinche’ tutti i materiali clinici siano sempre in co-evoluzione sincronica: affinche’ la mobilizzazione corporea sia coerente con la capacità cognitiva di comprensione, e affinche’ il tutto sia sempre vissuto all’interno di una relazione terapeutica sicura. Occorre quindi una grande cura dell’atmosfera relazionale, per il fatto che le condizioni di sicurezza sono il fattore terapeutico da cui non possiamo prescindere.

E' così possibile riflettere ed intervenire non solo sui processi individuali ma anche su livelli più complessi, come le relazioni familiari, o quelle professionali, fino a trattare questioni riguardanti gruppi, comunità e organizzazioni.
Questo è un aspetto originale del modello: l'approccio biosistemico consente infatti di intervenire in contesti di coppia e di gruppo con un modello psicocorporeo che permette di leggere la maggiore complessità dei fenomeni relazionali e di organizzazione, con strumenti che connettono gli elementi verbali allo scenario globale fatto di movimenti, posture e vissuti corporei.

AUTORE DOTT. MAURIZIO STUPIGGIA

Spettacolo di teatro di Playback a Bologna, mercoledì 17 dicembre sul palco le storie di tutti

Una serata insieme per onorare e dare dignità alle storie, alle emozione ed ai desideri di ogni persona che verranno rappresentate attraverso sculture e suoni; una serata dove il teatro si trasforma e lascia spazio alla spontaneità e al cuore di attori e musicisti.

Mercoledì 17 dicembre presso Telling Stories APS a Bologna, in via del Borgo di San Pietro, 99/M, si terrà lo spettacolo finale della prima parte del laboratorio tetrale di playback. Gli attori in scena sono i partecipanti del laboratorio di espressione teatrale con tecniche di playback theatre per sviluppare integrazione, creatività e spontaneità e migliorare i canali espressivi.

A SEGUIRE APERITIVO!!

Free entry con tessera AICS.

Indirizzo: Via del Borgo di San Pietro, 99/M, Bologna

Per ulteriori info http://www.ifioridiloto.com/index.php/eventi/spettacolo-di-teatro-di-playback-a-bologna